FAQ ufficiali HashBurst

Tutte le risposte che cerchi, in un unico luogo.

La pagina FAQ raccoglie le informazioni ufficiali sulla tecnologia HashBurst: come funziona, quali sono i suoi principi, quali logiche utilizza e quali sono i modelli operativi del sistema.

Una guida completa e sempre aggiornata, pensata per offrire chiarezza, trasparenza e un punto di riferimento affidabile per ogni approfondimento.

FAQ  DI BASE

❓ Q1 – Quanto costa una macchina o una licenza?

Risposta
I costi delle soluzioni HashBurst variano in base al tipo di macchina, all’hardware scelto dal partner ATP e alla configurazione tecnica necessaria all’integrazione nel cluster.

Le macchine attualmente in commercio appartengono alla categoria professionale e sono progettate per offrire stabilità, continuità di calcolo e compatibilità con l’infrastruttura HashBurst.

Il prezzo al pubblico è stabilito da Synapta, ma i nostri ATP – Authorized Technology Partner definiscono il proprio listino in base alle politiche commerciali aziendali, ai servizi aggiuntivi da loro offerti agli utenti finali (end user) e alle eventuali iniziative promozionali (es. eventi fieristici).

In questa fase del progetto l’obiettivo è anche quello di rendere l’ingresso nell’ecosistema più accessibile: per questo motivo stiamo sviluppando prodotti entry level pensati per il grande pubblico, con un costo contenuto e un’installazione semplificata.

Nel corso del 2024–2025 alcuni partner hanno inoltre offerto una Licenza LITE gratuita, installabile su computer in disuso, per permettere a chiunque di avvicinarsi alla tecnologia e comprenderne il funzionamento senza spese iniziali.

Contesto
Entrare in HashBurst non significa acquistare un prodotto: significa entrare in un’infrastruttura tecnologica distribuita, ancora nelle sue fasi iniziali di espansione. Il vero valore non è la singola macchina, ma la rete a cui ci si connette.

Gli utenti HashBurst sono considerati stakeholder dell’ecosistema: contribuiscono alla crescita della rete fornendo potenza computazionale e partecipano allo sviluppo di un’infrastruttura che diventa più efficiente man mano che aumenta la sua dimensione.

Cosa significa stakeholder?
Significa essere parte attiva di un progetto, non solo utilizzatori finali: ogni nuovo partecipante rafforza il cluster, aumenta la capacità complessiva e contribuisce al valore dell’intera rete.

In questa fase iniziale, HashBurst concede una licenza illimitata, che consente di far parte dell’ecosistema senza scadenze o costi ricorrenti. Si tratta di una condizione riservata ai primi utenti e potrebbe non rimanere invariata nel tempo.

HashBurst sta ampliando l’ecosistema con soluzioni più accessibili e iniziative che abbassano progressivamente la barriera d’ingresso, così da permettere a sempre più persone di partecipare in modo semplice e sostenibile.

❓ Q2 – Quanto dura la licenza?

Risposta
La licenza HashBurst è attualmente concessa come licenza illimitata, senza scadenza. Non richiede rinnovi annuali né abbonamenti.

La durata non dipende dall’hardware, perché la licenza dà accesso al metodo HashBurst, non al computer.

Comprende:

  • moduli software presenti e futuri
  • aggiornamenti continui
  • integrazioni con nuove pool
  • ottimizzazioni dell’intelligenza predittiva

Contesto
HashBurst non è un software statico: è un sistema che cresce grazie alla rete.

Per questo non prevede canoni:

  • non è un abbonamento
  • non è un costo ricorrente
  • non è un rinnovo annuale

Entrando nel sistema, entri in un ecosistema che evolve.

❓ Q3 – Quanto "rende" al mese?

Risposta
HashBurst non genera rendimenti finanziari. Ciò che ricevi non è un “interesse”, non è un “ROI”, non è un “rendimento”, ma un compenso tecnico per la potenza computazionale fornita al cluster.

Il sistema HashBurst raccoglie la potenza di calcolo delle macchine degli utenti e la orchestra in un cluster intelligente. Il cluster comunica con le mining pool e riceve compensi proporzionati:

  • alla potenza computazionale realmente fornita
  • alla qualità della potenza (stabilità, continuità, efficienza)
  • alla performance complessiva del cluster
  • alle condizioni della rete (difficulty, hashrate globale, ecc.)
  • agli algoritmi interni delle mining pool

Per questo motivo non esiste un valore mensile fisso o prevedibile. I compensi variano nel tempo perché dipendono da fattori tecnici ed esterni non controllabili in modo diretto:

  • protocollo e algoritmo della pool
  • variazioni della difficoltà di rete
  • congestione blockchain
  • performance del cluster HashBurst
  • ottimizzazioni del software, routing, fallback e orchestrazione

HashBurst ottimizza continuamente questi parametri, ma non può “decidere” quanto paga una pool: esattamente come nel mining tradizionale, i compensi dipendono dal lavoro computazionale e dalle regole del protocollo PoW.

Contesto
Il modello HashBurst si basa sulla fornitura di potenza computazionale, non su prodotti finanziari.

Ecco i 3 punti fondamentali che ogni utente deve comprendere:

  • Non è un rendimento – è un compenso tecnico per lavoro svolto.
  • Non è un investimento regolato – non c’è capitale affidato a terzi.
  • Non esistono percentuali garantite – i compensi dipendono dalla rete PoW.

La variabilità è una caratteristica normale del mining, identica a quella che affrontano i miners professionali.

Riferimenti normativi (MiCA)
Secondo il Regolamento Europeo MiCA – UE 2023/1114, il mining non è classificato come attività finanziaria o servizio di investimento.

Il MiCA regola principalmente:

  • emittenti di crypto-asset
  • servizi crypto (CASP)
  • custodia
  • exchange
  • stablecoin
  • attività di investimento

L’attività di mining è invece definita come: “attività tecnica di validazione o calcolo che sostiene una rete blockchain”.

Quindi:

  • i compensi del mining non sono rendimenti
  • non esistono percentuali o promesse
  • non si applica la logica degli investimenti
  • non richiede licenze finanziarie
  • non rientra nella regolamentazione CASP

HashBurst opera quindi in piena conformità, perché l’utente non delega denaro ma fornisce una risorsa tecnica (potenza computazionale) che la rete remunera secondo protocollo.

In sintesi: non esiste un “rendimento mensile”. Esiste un compenso variabile per la potenza computazionale fornita.

❓ Q4 – Quanto tempo serve per rientrare dell’acquisto?

Risposta
Non esiste un “tempo di rientro” predefinito, perché HashBurst non è un investimento finanziario e non produce rendimenti fissi.

Ciò che ricevi dall’ecosistema non è un ROI ma un compenso tecnico per la potenza computazionale che la tua macchina fornisce al cluster HashBurst.

Il valore del compenso varia nel tempo sulla base di fattori esterni al sistema:

  • performance e stabilità del cluster
  • algoritmi e payout delle mining pool
  • difficoltà di rete delle criptovalute PoW
  • condizioni del mercato cripto
  • ottimizzazioni software interne (orchestrazione, fallback, load balancing)

Non è possibile fornire un numero, una stima o una previsione temporale affidabile, proprio perché i compensi dipendono da condizioni tecniche che cambiano di continuo.

Contesto
Il modello HashBurst non si basa sul concetto finanziario di “recupero dell'investimento”. Si basa su un concetto molto diverso:

  • Fornisci potenza computazionale
  • Il cluster la ottimizza
  • Le mining pool remunerano il lavoro svolto

Il cluster HashBurst, grazie alla propria architettura distribuita, rende più efficiente la potenza fornita, ma non può controllare i valori esterni generati dalle pool.

La domanda corretta non è “quando rientro?”, ma “che tipo di contributo sto dando al sistema?”

Ogni macchina partecipa a un’infrastruttura in continua crescita, e i compensi riflettono la reale attività tecnica svolta.

In sintesi: non possiamo prevedere un tempo di rientro. Possiamo però garantire trasparenza totale su ogni compenso, verificabile in blockchain.

❓ Q5 – Serve essere tecnici per usare HashBurst?

Risposta
No, non serve alcuna competenza tecnica per utilizzare HashBurst. Il sistema è progettato per funzionare in modo semplice e guidato: l’utente deve solo mantenere acceso il PC e assicurarsi che sia collegato a Internet.

Tutta la parte complessa — orchestrazione della potenza, ottimizzazione, routing verso le pool, gestione dei fallback, aggiornamenti — è gestita dal cluster HashBurst.

L’utente non deve configurare nulla:

  • non deve scegliere le pool
  • non deve gestire wallet complessi
  • non deve monitorare l’hashrate manualmente
  • non deve installare software aggiuntivi

In più, ogni utente è seguito dal proprio ATP – Authorized Technology Partner, che fornisce supporto operativo, assistenza e verifica del corretto funzionamento.

Contesto
HashBurst nasce con una visione molto precisa: rendere accessibile un’infrastruttura complessa senza richiedere capacità tecniche agli utenti finali.

L’orchestrazione del cluster fa proprio questo: prende potenza eterogenea, la ottimizza e la trasforma in calcolo utile per le mining pool, senza che l’utente debba fare nulla.

Gli utenti non sono “nodi tecnici” della rete: sono fornitori di potenza computazionale, mentre la vera intelligenza — coordinamento, routing, load balancing, selezione algoritmica — avviene nel cuore dell’infrastruttura HashBurst.

In sintesi: HashBurst è complesso dentro, semplice fuori. La tecnologia lavora. L’utente partecipa.

❓ Q6 – Consuma tanto? Quanto incide sulla bolletta?

Risposta
Il consumo non è quello del sistema HashBurst in sé, ma del computer domestico che rimane acceso. In pratica: la macchina consuma quanto un normale PC acceso 24 ore su 24.

I consumi tipici dei computer usati per HashBurst sono:

  • 🖥️ PC da ufficio → 50–90 Watt
  • 💻 Mini PC o micro-desktop → 15–50 Watt
  • 🧠 Workstation più performanti → 90–150 Watt

Il sistema HashBurst non “spinge” al massimo la macchina e non usa la potenza della GPU: utilizza solo la parte di calcolo realmente efficiente per i task distribuiti.

L’incidenza sulla bolletta dipende dal costo dell’energia del tuo operatore. Con esempi medi italiani:

  • PC da 60W → circa 25–30 € / mese
  • Mini PC da 30W → circa 12–15 € / mese

Non ci sono picchi di consumo né variazioni improvvise: la macchina mantiene un profilo stabile e prevedibile.

Contesto
HashBurst è progettato per essere molto più efficiente del mining tradizionale. Il cluster non chiede all’utente di aumentare potenza, aggiungere hardware o consumare di più. Anzi: usa solo la parte di calcolo che rende, lasciando il resto “a riposo”.

L’ottimizzazione avviene nel cluster: l’utente fornisce solo una piccola quota costante di potenza computazionale, che viene orchestrata insieme alle altre migliaia di macchine.

In sintesi:

  • consumo paragonabile a un PC sempre acceso
  • nessun sovraccarico
  • nessun uso anomalo della GPU
  • costi prevedibili e stabili
❓ Q7 – È complicato da usare?

Risposta
No. HashBurst è progettato per essere utilizzabile anche da chi non ha competenze tecniche.

L’utente deve solo:

  • tenere acceso l’hardware (PC) già preconfigurato
  • verificare che sia sempre acceso e connesso a Internet
  • seguire una semplice procedura di installazione guidata

La complessità rimane nel cluster HashBurst, non sull’utente finale. Ogni utilizzatore è affiancato dal proprio ATP – Authorized Technology Partner, che fornisce supporto, formazione di base e assistenza in caso di necessità.

Contesto
HashBurst nasce per essere un ponte tra tecnologia avanzata e utenti “non tecnici”. L’utente non deve imparare a:

  • configurare pool di mining
  • gestire wallet complessi
  • interpretare log tecnici
  • monitorare algoritmi o performance

Tutto questo viene gestito in automatico dal cluster attraverso moduli di:

  • orchestrazione intelligente
  • allocazione dinamica del calcolo
  • ottimizzazione predittiva delle risorse

In pratica:

  • la parte difficile la fa HashBurst
  • l’utente contribuisce solo con la potenza del suo PC
  • l’esperienza è semplice, guidata e senza configurazioni complesse
❓ Q8 – Serve un tecnico per farla funzionare?

Risposta
No, non serve alcuna competenza tecnica per utilizzare HashBurst. L’installazione iniziale viene gestita dal tuo ATP (Authorized Technology Partner), che prepara la macchina, attiva la licenza e verifica che tutto sia funzionante.

Dopo la consegna, il sistema lavora in autonomia: si avvia da solo, si aggiorna da solo e si collega automaticamente al cluster HashBurst.

L'utente non deve configurare algoritmi, wallet, server o parametri tecnici. Il suo unico compito è:

  • tenere il computer acceso
  • mantenerlo collegato a Internet

Al resto pensa il sistema.

Contesto
HashBurst nasce proprio per evitare la complessità del mining tradizionale, che richiede, invece, configurazioni manuali, firmware dedicati, gestione delle pool e ottimizzazioni continue.

Nel modello HashBurst:

  • il tecnico è l’ATP, non l’utente
  • gli aggiornamenti sono automatici
  • il cluster bilancia e ottimizza la potenza di calcolo senza interventi manuali
  • la dashboard mostra solo ciò che serve, in modo semplice e leggibile

HashBurst è progettato per essere alla portata di tutti, anche di chi non ha mai acceso un ASIC o configurato un software di mining.

❓ Q9 – Che connessione Internet serve?

Risposta
Per far funzionare correttamente HashBurst è necessaria una connessione stabile e affidabile. Non serve una connessione particolarmente veloce, ma deve essere continua e senza interruzioni frequenti.

Sono compatibili:

  • ADSL domestica
  • Fibra ottica (consigliata per stabilità)
  • 4G / 5G con buona copertura
  • Connessioni Wi-Fi o cablate

La banda richiesta è minima: molto inferiore rispetto a streaming video, videochiamate o gaming online. Tuttavia, la stabilità è fondamentale perché la macchina deve rimanere online 24/7.

Se la connessione cade, il sistema tenta il reconnect automatico e riprende l’attività senza bisogno di interventi dell’utente.

Contesto
HashBurst non utilizza la tua connessione per fare mining. Il tuo computer fornisce esclusivamente potenza computazionale.

La connessione serve solo per permettere a HashBurst di:

  • sincronizzare i moduli del cluster
  • ricevere i micro-task distribuiti
  • inviare i risultati elaborati
  • mantenere la macchina correlata al flusso operativo

L’intelligenza predittiva e l’orchestrazione del cluster sono gestite dal sistema centrale, non dalla tua rete domestica.

In sintesi: non serve velocità, serve continuità. Se la tua connessione è stabile, HashBurst funziona perfettamente.

❓ Q10 – È possibile collegare più macchine in una sola sede utilizzando diversi indirizzi IP?

Risposta
Sì, tecnicamente è possibile utilizzare più indirizzi IP statici pubblici nella stessa sede. Tuttavia, è importante capire come ragionano le mining pool: se più IP provengono dallo stesso router o dalla stessa infrastruttura di rete, le pool tendono comunque a considerarli come un’unica sorgente di connessione.

Questo significa che, anche con multipli IP, il traffico viene riconosciuto come appartenente alla stessa linea e non produce alcun effetto di “moltiplicazione” delle transazioni o della capacità di inviare share.

Contesto
Le mining pool analizzano la struttura della connessione e non solo l’indirizzo IP. Il motivo è semplice: gli algoritmi di protezione anti-abuso e anti-frode considerano l’origine della rete, la configurazione del router, il comportamento della latenza e altri parametri per identificare connessioni duplicate.

Di conseguenza, collegare più macchine sotto lo stesso router, anche con più IP pubblici, non porta alcun vantaggio operativo.

Il cluster HashBurst già gestisce in modo ottimale la distribuzione del carico, indipendentemente dal numero di IP locali.

❓ Q11 – Perché non utilizzare una VPN e mettere tutte le macchine in un posto solo?

Risposta
Anche se è tecnicamente possibile utilizzare una VPN o più IP statici pubblici, le mining pool tendono comunque a considerare queste connessioni come provenienti da un’unica fonte quando tali indirizzi sono associati allo stesso router o alla stessa infrastruttura di rete.

Questo significa che instradare più macchine attraverso una VPN o concentrarle tutte in un unico luogo non aiuta a moltiplicare le transazioni né ad aumentare il volume riconosciuto dal pool.

Per la mining pool, il traffico appare come una singola linea di connessione, indipendentemente dal numero di macchine collegate dietro la VPN.

Contesto
Le mining pool non identificano solo l’indirizzo IP. Analizzano anche routing, comportamento della rete, latenza, pattern di invio share e altri segnali che indicano se la connessione proviene da un'unica infrastruttura.

Di conseguenza, sia più IP pubblici sia l’uso di una VPN non permettono di “ingannare” il sistema o amplificare la percezione della potenza di calcolo.

Il cluster HashBurst funziona già come orchestratore distribuito e non richiede soluzioni artificiali di mascheramento IP. La sua efficienza deriva dal contributo coordinato delle macchine, non dalla quantità di indirizzi IP utilizzati.

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